DNA. Un nuovo modello del mondo

 

Momenti storici: il Dna perde il potere!

Ci sono giorni nei quali i progressisti si prendono delle gran rivincite.
Sul numero 678 di Internazionale (santi subito!) c’è un lungo articolo che illustra una scoperta epocale per la medicina. Si racconta infatti di alcuni gruppi di scienziati che, con diversi esperimenti, hanno dimostrato che il Dna non è in grado, da solo, di provocare malattie ereditarie. Ad esempio, l’equipe di Randy L. Jirtle, Duke University, ha scoperto che, nutrendo in un certo modo cavie geneticamente malaticce, giallognole e grassocce, esse partoriscono topi sani, marroni e magri. Si e’ verificato che ciò avviene perchè alcune sostanze si legano ad alcune parti del Dna invalidandone il messaggio.
In altre parole, per diventare operativi i messaggi contenuti nel Dna hanno bisogno di precise reazioni chimiche. L’alimentazione e’ in grado di bloccare o provocare l’attivazione di questi messaggi genetici.
E non solo l’alimentazione.
Un gruppo di ricercatori ha analizzato alcune mamme tope che accudivano i piccoli leccandoli molto. Contemporaneamente e’ stato selezionato un gruppo di madri che accudivano per molto meno tempo i loro piccoli.
Si e’ poi visto che le cavie che avevano ricevuto una dose maggiore di leccate erano molto meno paurose delle altre. E fino a qui sembrerebbe una dimostrazione classica degli effetti del comportamento materno sullo stato psicologico dei piccoli.
Quelli accuditi amorevolmente per più tempo si sentivano più sicuri.
Ma gli scienziati hanno scoperto che il comportamento dei piccoli era determinato non da semplici particolarità psicologiche ma dal fatto che alcune funzioni del Dna legate alle reazioni chimiche dovute allo stress erano state bloccate nei soggetti  più coccolati.
Cioè le leccate materne avevano modificato, anche in questo caso, l’efficienza dei meccanismi attraverso i quali la cellula “legge” gli ordini del Dna, arrivando in pratica a modificarli.

Da queste scoperte e’ nata l’idea che l’EPIGENETICA (epi=vicino+genetica) determini almeno il 50% dei destini di una creatura.
E’ cosi’ saltata la chiave di volta del modello ufficiale del corpo e la tesi secondo cui gran parte dei malanni avrebbero basi genetiche. E si e’ dimostrato che il comportamento e’ una concausa determinante in quanto inibisce o rafforza alcune predisposizioni mutando la struttura funzionale del Dna.
La tesi del Dna responsabile in modo preminente della salute e’ stata in questi decenni sponsorizzata dalle case farmaceutiche.
L’idea della centralità del destino scritto nei geni ha avuto un’importanza ancora maggiore al di fuori del mondo accademico. Per 30 anni i media hanno continuato ad annunciare la scoperta che questo o quel male, ormai era certo, aveva una causa ereditaria legata al patrimonio genetico. Ogni volta che durante il pranzo di Natale ci si trovava a discutere di salute si doveva fare i conti con il solito zio (suocera o cognato) che sosteneva che tanto era inutile perdere tempo con la macrobiotica e i massaggi shiatsu, la meditazione zen e la gestione delle emozioni negative. Che tu discutessi di diabete o di allergie, di tumore o di mal di testa finivano sempre a dire: “No, nel mio caso e’ una cosa ereditaria, ce l’aveva anche mia mamma!”
Il modello che vedeva nell’ereditarietà le cause essenziali della durata e della qualità della vita andava a braccetto con l’idea che le pasticche e gli interventi chirurgici potessero e dovessero risolvere tutti i malanni e che le malattie refrattarie ai poteri della chimica fossero irrisolvibili “e certo con le tue visualizzazioni non risolverai mai niente!”.
Per più di un secolo i baroni della medicina avevano deriso le ipotesi olistiche che immaginavano un rapporto stretto tra psiche, comportamenti, alimentazione e salute. La scienza ufficiale ammetteva soltanto l’esistenza di un rapporto secondario, misterioso e impalpabile, tra l’umore e la malattia. Questo e’ un punto importante: nel modello accademico non si vedeva come una sensazione “psicologica” potesse trasformarsi in un mal di gola. Il mal di gola veniva considerato una realtà materiale che non poteva essere determinata dall’immaterialità di un pensiero.
Negli anni ’90 questa teoria era stata scardinata dalla scoperta che esistevano precisi rapporti funzionali (chimici) tra lo stato d’animo e l’efficienza del sistema immunitario. Si scoprì che lungo la spina dorsale possediamo vere e proprie sinapsi che trasmettono messaggi provenienti dal “cervello” e destinati al “corpo”. E decine di studi dimostrarono che un bacio d’amore o un film comico non cambiano solo lo stato PSICOLOGICO ma l’efficienza funzionale del “corpo”. D’altra parte la stessa natura dello stato psicologico si e’ recentemente dimostrata essere chimica.
Il buon umore, cosi’ come la tristezza, non sono processi meramente mentali ma stati anche fisici che si concretizzano in precisi processi chimici.
Si e’ addirittura dimostrato che se si finge di essere contenti e si sta li’ col sorriso stampato sulle labbra, il cervello reagisce come se fosse in presenza di un vero stato di allegria: rafforza la reattività del sistema immunitario e secerne sostanze che producono una sensazione di benessere.

La teoria della preminenza del corpo fisico ha preso un’ulteriore batosta quando le moderne tecnologie ci hanno permesso di osservare cosa avviene esattamente quando un falso medicinale riesce a indurre una vera anestesia.
Anche questo evento, innegabile e riscontrato continuamente, veniva spiegato come un processo mentale nel quale il cervello, misteriosamente, smetteva di “vedere” il segnale del dolore.
Ma osservando la realtà concreta del fenomeno si e’ scoperto che le cose stanno in modo completamente diverso.
Quando il paziente assume il falso anestetico il cervello invia segnali che attivano tutte le reazioni chimiche che il corpo ha sperimentato in presenza del vero medicamento. Cioè l’anestesia non avviene a livello mentale ma viene provocata chimicamente dall’organismo anche in assenza delle sostanze chimiche necessarie per indurre la reazione.

E se ancora non bastasse, l’articolo di Internazionale ci racconta di un’altra recente scoperta sui poteri dell’epigenetica.

Grazie all’evidenza delle statistiche comportamentali, gia’ negli anni ’90 si era fatta strada l’idea che se il grilletto del tumore era genetico, la forza che lo faceva scattare era legata in primo luogo alla dieta e in secondo luogo alla quantita’ di agenti tossici assorbiti (ad esempio, vivendo in citta’ inquinate).
Ora le ricerche sull’epigenetica ci portano un’ulteriore definitiva prova che rovescia addirittura la concezione stessa dell’ereditarietà.
Infatti si e’ dimostrato che gli effetti di alcune sostanze si trasmettono per diverse generazioni anche se i figli non hanno contatto con dette sostanze e a se non vi sono modifiche nel patrimonio genetico. Dunque non solo trasmettiamo un patrimonio genetico, ma anche un codice di comportamento dei meccanismi chimici che leggono i messaggi genetici.
Si può trasmettere alla prole (soprattutto alla discendenza dello stesso sesso) anche la modalità con la quale alcune parti del Dna vengono assopite e altre vengono risvegliate.
Questo fenomeno e’ stato, ad esempio, esaminato studiando il rapporto tra la fame sofferta da individui durante la gestazione e nei primi anni di vita e il metabolismo dei loro discendenti.

Queste nuove conoscenze porteranno a rivoluzionare il pensiero scientifico su cause ed effetti delle malattie. E contengono gli elementi di una rivoluzione culturale e comportamentale di massa.
Sostanzialmente passiamo da un messaggio passivo: “il medico conosce le medicine in grado di guarirti”, a un massaggio responsabilizzante: “la tua salute e quella dei tuoi discendenti dipende dal tuo stile di vita, da quel che mangi, da quante coccole dai e ricevi, da quel che pensi”.
L’alimentazione, l’affettività e l’atteggiamento verso la vita possono essere potenti medicine o potenti veleni.
E la coscienza di questo fatto non potrà che avere ricadute eccellenti sui comportamenti umani.

A questo punto resta in piedi solo uno dei bastioni della scienza accademica. La visione del mondo che ha dominato la scienza per due secoli concepiva il corpo alla stregua di un motore meccanico governato dalla genetica e dalla chimica bruta.
Ora che la capacita’ di “azione chimica” degli stati d’animo e dei comportamenti e’ stata provata, attendiamo che venga “scoperta” un’altra idea rivoluzionaria portata in auge dalla rivoluzione culturale del ’68.
Una costante teorica presente in quasi tutte le terapie alternative e nei circoli scientifici olistici e’ che l’essere vivente sia governato da un “centro di compensazione”. Si tratta di un’idea in realtà semplicissima. Il modello di funzionamento del corpo secondo la “scienza ufficiale” e’ quello di una serie di macchine che svolgono determinate attività. Il motivo essenziale per cui si e’ negato il rapporto tra psiche, abitudini e chimica degli organismi sta proprio nel fatto che risulta tuttora inspiegabile come il corpo coordini la complessità della quantità sterminata delle funzioni. Gia’ era difficile immaginare un coordinamento delle funzioni fisiologiche “meccaniche” dei diversi organi e sistemi, con miliardi di cellule che comunicavano solo chimicamente… Ma d’altra parte non si vedeva da nessuna parte un organo che si occupasse di armonizzare tra loro le funzioni vitali. Quindi non c’era nient’altro che la virtuosa efficienza di un sistema basato sulla somma di piccole macchine perfette.
Ovvio che l’idea di complicare ulteriormente questo modello, che già stava in piedi con difficolta’, faceva paura agli scienziati.
E cosi’ per due secoli hanno tenuto fuori la psicologia dai meccanismi fisiologici. Figuriamoci cosa sarebbe successo alle loro teorie moltiplicando in modo esponenziale la molteplicità delle interconnessioni funzionali, aggiungendo le varianti chimiche indotte dagli stati d’animo, dai pensieri e dalle azioni.
Ma adesso che le coccole sono diventate un fattore chimico son dolori. Tutto il modello accademico della comunicazione tra le parti del tutto non sta più in piedi. Ci deve essere per forza un qualche cosa di estremamente concreto e chimicamente rilevante che agisce come centrale globale di intercomunicazione. Ma e’ ovvio che questo centro di armonizzazione non può essere un organo fisico nel senso classico. Deve essere qualche cosa di completamente diverso, che usa sistemi di comunicazione ed elaborazione delle informazioni non semplicemente chimici.
Un esempio extramedico lo abbiamo avuto proprio nello sviluppo del web. Negli anni ’90 c’erano continuamente allarmi per l’imminente crollo della rete telefonica che non avrebbe potuto reggere alla mole di informazioni che viaggiavano in internet.
Poi si e’ scoperto che potevamo inviare stringhe di impulsi nei modi piu’ disparati e che addirittura tutta la rete elettrica poteva essere trasformata in linea di comunicazione: intanto che trasportava energia elettrica poteva far viaggiare anche le informazioni. Scoprire in modo scientifico quali funzioni l’organismo utilizza per gestire le informazioni su se’ stesso e’ la sfida dei prossimi anni.
E sicuramente la scienza può trarre ispirazione dai modelli empirici costruiti nel passato dall’umanità.
Il modello della medicina tradizionale cinese individua il luogo fisico di questa funzione di coordinamento nel sistema dei canali energetici, concepiti come una specie di sistema di “vasi comunicanti” che grazie alla pressione del “liquido” contenuto sintonizza i cicli vitali. E questo sistema e’ governato a sua volta da cicli attraverso i quali l’organismo stabilisce momenti della giornata nei quali a turno gli organi hanno la precedenza nel rifornimento di “energia” e sostanze. Gli aghi infissi nel corpo dagli agopuntori sono visti come regolatori non direttamente degli organi ma del sistema che sovrintende il coordinamento tra gli organi.
Anche l’omeopatia e’ basata su un concetto simile. Qui troviamo una funzione centrale dell’organismo, una specie di orecchio interno che ascolta le vibrazioni emesse dai singoli organismi. Esiste qualche cosa di simile a un direttore di orchestra che cerca di far andare tutti a ritmo “regolando” questo o quello strumento musicale.
La malattia viene vista come un errore compiuto dal direttore d’orchestra che non riesce più a sentire bene una data vibrazione. Il medicamento omeopatico agisce quindi in virtù della sua vibrazione “simile” a quella dell’organo malato. La malattia e’ un errore di procedura, l’organo stona. Il medicamento omeopatico amplifica la stonatura (i simili curano i simili). L’idea e’ che il direttore di orchestra finalmente senta la stonatura dell’organo che la medicina ha amplificato e quindi sappia riportare l’organo a suonare correttamente.
Una fronda minoritaria della scienza moderna si muove ormai da anni in questa direzione. Il mondo viene visto come una serie di sistemi nei quali l’importanza delle informazioni e’ essenziale. L’idea e’ che la vita sia basata su una rete interconnessa.
E’ l’idea del pianeta terra come un unico organismo (la teoria di Gaia). La Terra sarebbe capace, ad esempio, di sentire le esplosioni di calore del sole. In qualche modo riuscirebbe a percepire il problema e a elaborare una strategia difensiva. La Terra sarebbe in grado di indurre l’esplosione del numero e dell’attività di alcuni tipi di microrganismi capaci di produrre sostanze che (attraverso un complesso meccanismo che coinvolge altri organismi e fenomeni climatici) annullano gli effetti dei periodi di iperattività solare. E questo addirittura determinando modificazioni nell’atmosfera. Se questo non avvenisse, da milioni di anni ci sarebbero stati effetti disastrosi per la vita sul nostro pianeta. Su questo tema vedi di Fritiof Capra “La rete della vita” .
Ma ancora non sono stati “fotografati” i luoghi “fisiologici” dove questa comunicazione ed elaborazione avvengono.
Non abbiamo visto ancora quali sono i meccanismi elementari e basilari che determinano una sorta di intelligenza e di capacita’ di organizzazione “a rete” in ogni singolo organismo. Possiamo essere convinti che questo sia il modo di lavorare della natura e possiamo portare prove indirette dell’esistenza di una funzione intelligente di coordinamento e sintonizzazione ma non abbiamo ancora “catturato” questo aspetto. Non lo abbiamo ancora analizzato, pesato, misurato.
Ma e’ solo questione di tempo. I cacciatori sono partiti.

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