Il fattore placebo

Il fattore placebo

IL FINTO INTERVENTO CHIRURGICO . . .  ED E’ GUARIGIONE !

Jane, un’anziana signora di Denver, non poteva quasi più muoversi a causa dello stato molto avanzato del morbo di Parkinson. Un giorno la neurologa Cynthia McRae, della locale Università, le propose un rivoluzionario intervento chirurgico che avrebbe potuto di molto alleviare i sintomi.     Nel suo cervello sarebbero state inserite cellule embrionali produttrici di dopamina, in grado di sostituire quelle distrutte dalla malattia. Jane accettò, fu operata e, dopo pochi giorni, il tremito e la rigidità muscolare erano così diminuiti da permetterle di camminare quasi normalmente. Un anno dopo l’intervento Jane è tornata addirittura ai suoi hobby, il pattinaggio sul ghiaccio e il trekking nei boschi.
Un trionfo della moderna neurochirurgia? Tutt’altro. Il successo di Denver si deve ascrivere alla straordinaria, e ancora misconosciuta, capacità di autoguarigione del nostro organismo, che è poi quello che la McRae intendeva in realtà esplorare.

L’intervento cui è stata sottoposta Jane, come altri diciannove malati di Parkinson, era pura finzione, un placebo chirurgico, e non ha comportato alcun inserimento di cellule. Altri venti malati, invece, sono stati sottoposti all’intervento reale. A un anno di distanza tutti i pazienti (che non sapevano in quale gruppo fossero stati inseriti), sono stati esaminati da neurologi a loro volta all’oscuro della divisione.

È risultato che il miglioramento, confermato dagli esami clinici, non dipendeva tanto dall’essere stati o meno sottoposti alla terapia, ma dalla convinzione di essere stati davvero curati. Insomma, pura
psicosomatica:  chi  era convinto stava meglio di  chi riteneva di essere stato sottoposto a un falso intervento, a prescindere da quanto era accaduto davvero. Questo esperimento dimostra la potenza, e la durata, dell’effetto placebo, la capacità di avere effetti positivi sulla salute del malati anche con trattamenti medici teoricamente inefficaci. Fino ad oggi si riteneva che questo effetto fosse limitato alla riduzione del dolore.
Una ricerca condotta da Klaus Linde dell’Università di Monaco ha dimostrato per esempio che, con il placebo, si può ottenere una riduzione del 50 per cento degli attacchi di emicrania ricorrente.
Ed è, più o meno, lo stesso risultato che si ottiene con gli antidolorifici.
Lo stesso studio ha evidenziato che un’agopuntura placebo (con gli aghi infilati a caso nella pelle), ha più effetto di una  pillola placebo, probabilmente perché il rituale è più suggestivo. In questo caso, comunque, il meccanismo è relativamente semplice e cioè  produce l’aumento delle endorfine, analgesici simili agli oppiacei prodotti continuamente dal cervello.

L’esperimento compiuto a Denver, invece, segna un nuovo confine: in questo caso il paziente che crede di essere stato operato riesce a modificare il funzionamento del cervello in modi molto più complessi, stimolando la produzione di dopamina nelle aree motorie danneggiate dal Parkinson.
C’è chi sostiene, tra gli studiosi, che l’influenza dei processi psicologici sulla salute potrebbe estendersi, arrivando a determinare il decorso (ma, con processo inverso, anche l’insorgenza) di patologie infiammatorie, infettive e tumorali.

Ne è convinto il professor Enzo Soresi, autore del libro “Il cervello anarchico”, giunto in pochi mesi alla sua terza edizione. Soresi è uno pneumologo, ex primario dell’ospedale Niguarda di Milano, specializzato nel trattamento dei tumori polmonari.

«La mia lunga esperienza clinica mi fa dire che a regolare il rapporto fra mente e salute è il sistema immunitario, quello che ci difende da infezioni e tumori», afferma. «La comunicazione tra questo sistema e il cervello avviene attraverso un linguaggio fatto di semplici molecole proteiche», aggiunge Soresi. Si tratta delle interleuchine, degli interferoni e di alcuni neuro-trasmettitori, tutte molecole che verrebbero prodotte e riconosciute tanto dalle cellule nervose che da quelle del sistema immunitario.

L’ipotesi di Soresi è che i due sistemi comunichino tra loro influenzando la produzione di queste molecole. In modo positivo o negativo: di qui l’idea di un cervello anarchico. Uno stato di stress prolungato provocherebbe uno squilibrio nei livelli dì queste sostanze nel sangue, andando a influenzare, con un effetto nocebo, il contrario del placebo, la capacità dell’organismo di evitare o rispondere alto malattie.
Si sa da tempo che depressione o stress alterano il sistema immunitario, aprendo la strada L’effetto è così pronunciato che, come hanno scoperto epidemiologi americani e olandesi seguendo per anni centinaia di persone di cui era noto il profilo psicologico, basta avere un atteggiamento mentale pessimistico per veder peggiorare la propria salute. «Ma per fortuna il meccanismo funziona anche a nostro favore» osserva Soresi. «Un atteggiamento mentale fiducioso può aiutare la guarigione anche perché l’effetto placebo in questo caso si somma all’effetto delle medicine reali.
Anche un rapporto medico paziente ben impostato, il credere nelle proprie possibilità di guarigione e persino sperare nell’intervento di agenti soprannaturali, può funzionare.
Tutto serve per stimolare positivamente il sistema immunitario, aumentandone le capacità». a una lunga serie di patologie anche gravi, come quelle circolatorie.

Non è un caso che gran parte dei «miracoli» raccontati a Lourdes, ottengano improvvise guarigioni dalla tubercolosi, una malattia infettiva, molto sensibile all’azione del sistema immunitario. Si può arrivare addirittura alla guarigione dei tumori? «Ho seguito un paziente con un melanoma ormai incurabile» ricorda Soresi «che è guarito dopo aver ricevuto un santino dalle mani di Madre Teresa di Calcutta. A mio modo di vedere l’emozione e la fiducia nel potere della santa ha stimolato il suo sistema immunitario portandolo a riconoscere e distruggere le cellule tumorali. Purtroppo si tratta di eventi rarissimi, non prevedibili e non riproducibili a volontà».


Articolo di  Alex Saragosa –

per  Il Venerdì di Repubblica

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