Alimentazione alcalinizzante

Se andiamo ad analizzare i composti chimici possiamo suddividerli in acidi  e alcali.

Acidità = prevalenza di H+

Alcalinità = prevalenza di OH-

Nelle cellule troviamo un ambiente acido nel nucleo dove prevalgono gli acidi nucleici (DNA, RNA) e un ambiente basico nel citoplasma in cui prevalgono le cariche negative. Da questo deriva la stabilità della cellula, ovvero l’equilibrio acido-basico ed elettrico.

Studiando l’organismo in rapporto al contenuto di acqua vediamo che i tessuti più instabili sono quelli in cui prevalgono l’acqua e l’acidità: esempio ne è l’epidermide con cellule acquose e pH acido. Il sangue invece ha un pH lievemente alcalino quando è equilibrato.

Il potassio stimola le funzioni organiche ed ha un movimento centrifugo, cioè disperde i legami tissulari. Un eccesso di potassio nel sangue rappresenta un fenomeno patologico serio. Negli stadi avanzati di cancro si può trovare eccesso di potassio nel sangue e carenza nelle cellule (vedi correzione con Ascorbato di Potassio).

Le sostanze acide vengono neutralizzate da quelle alcaline. Gli elementi metallici (ioni +) sono neutralizzati da quelli non metallici (ioni -). I primi formano soluzioni alcaline i secondi acide.

Un eccesso di sostanze alcaline produce nel sangue un’alcalosi.

Un eccesso di sostanze acide produce acidosi.

Entrambi gli stati se troppo spinti rappresentano una vera intossicazione organica.

L’alcalosi è un fenomeno abbastanza raro, l’acidosi è più frequente e costituisce un’intossicazione seria, perché in ambiente acido le cellule vivono malissimo.

In condizioni normali la consistenza del protoplasma varia da pastosa a fluida perché i fenomeni legati alle due forze si alternano. Infatti le cellule attraverso l’anabolismo assorbono le sostanze nutritive e le energie. La loro attività produce delle perdite per la eliminazione delle sostanze utilizzate (catabolismo). In questa seconda fase si ha un aumento dell’acidità, infatti si producono acido carbonico CO2 + H2O; acido urico (demolizione nucleoproteine), acido lattico (glucosio).

In condizioni normali l’organismo si avvale di una riserva alcalina (bicarbonati, fosfati, ecc.) che interviene quando si tratta di neutralizzare un eccesso transitorio di sostanze acide. Quali condizioni favoriscono un’acidosi?

1)      Le ripercussioni della sfera emozionale sul piano fisico

2)      La carenza di ossigeno che condiziona un eccesso di acido lattico e poi l’insufficiente respirazione che fa ristagnare nei     tessuti un eccesso di anidride carbonica.

3)      Gli alimenti acidogeni

La medicina consiglia una dieta solo nelle malattie del ricambio (diabete, gotta, obesità, calcolosi...) e quando studia la malattia degenerativa non si occupa di come questa degenerazione avvenga. Si da la colpa ad agenti patogeni come i virus e i batteri senza occuparsi del “terreno”.

Ogni individuo possiede un “tanto” di energia potenziale che eredita dai genitori e che deve essere identificata con la sua vitalità (reni). Tale energia è espressione terminale ed individualizzata della vitalità universale (prana). Essa viene stimolata dalle forze cosmiche come calore, luce, elettromagnetismo, impressioni ambientali, aria e alimenti che affluiscono dall’esterno, ma non può  essere aumentata. Le forze cosmiche si limitano a metterla in moto affinché si possa utilizzare. Quindi l’ossigeno e gli alimenti non ci danno energia, ma stimolano la nostra energia vitale.

Per tale motivo se introduciamo una quantità di materiali e di stimoli superiori alle capacità ricettive di un organismo, sul momento possiamo avere l’apparenza di un aumento della vitalità, ma a lungo assistiamo a un collasso della facoltà reattiva organica per eccesso persistente di energia cosmica. La salute è il risultato dell’armonia tra il cosmo e l’individuo e la malattia è la reazione che la vitalità individuale oppone alle condizioni di anormalità. La vitalità individuale è quella che permette a un organismo malato di guarire.

Ogni manifestazione anatomopatologica rappresenta una risposta organica contro uno stato fisico- chimico anormale precedente e questo è a sua volta la conseguenza di un metabolismo antifisiologico, intendendo come tale lo scambio di energia col cosmo.

Ogni malattia è provocata da un complesso di fenomeni reattivi sempre individuabili, realizzati da una sapienza inconscia che chiamiamo “spirito di conservazione” col proposito di indurre la persona interessata a modificare la sua linea di condotta.

L’alimentazione quotidiana della maggior parte delle persone è costituita per l’80% a volte il 90 o il 100% di cibo altamente acidificante. L’organismo ha bisogno di ricevere un buon quantitativo di cibi alcalinizzanti per ristabilire l’equilibrio: la maggior parte della verdura e della frutta, in cui si trovano sostanze che dopo la combustione lasciano ceneri alcaline, ha questa proprietà. Purché però le verdure non vengano fritte e la frutta mangiata a distanza dai pasti.

Alcuni alimenti sono acidogeni in quanto dopo la combustione lasciano in prevalenza ceneri acide. Altri come i prodotti animali diretti, carne, pesce, sono costituiti da cellule uguali alle nostre, quindi con lo stesso ricambio e nel loro processo di trasformazione vengono liberate enormi quantità di acidi.

Quando sia nel sangue che nelle cellule troviamo un ambiente acido, vengono resi più difficili gli scambi tra questi perché hanno cariche elettriche dello stesso segno. Questa intossicazione provoca irrigidimento doloroso delle regioni organiche interessate dal ristagno degli acidi (arteriosclerosi, calcolosi, ecc.) oppure dilatazione e cedimento della consistenza dei tessuti.

Ricordiamo infine che: gli alimenti ricchi di calcio, magnesio, ferro, sodio e potassio lasciano ceneri basiche dopo l’ossidazione; quelli che abbondano in zolfo, fosforo,cloro, fluoro, arsenico, ecc., danno composti acidi.

Il meccanismo d’azione alcalinizzante o acidificante di un alimento si produce per due meccanismi d’azione:

1)      in base alle proprietà degli acidi che ci fornisce

2)      in base alle proprietà dei sali minerali che prevalgono in esso.

Quando nell’organismo ristagna l’iperacidità esso non ha che una risorsa: fare appello alle sostanze alcaline mobilizzandole per neutralizzare questa situazione. Allora le ossa si rammolliscono e diventano porose, i denti si cariano, il sangue si anemizza, le mucose presentano escoriazioni, la pelle si spacca, gli organi emuntori si saturano di sostanze minerali, di sali di calcio sottratti in eccesso al corpo. Questo facilita le calcolosi e le enteriti, impetigine, otite, angina, adeniti, appendicite, orticaria, formazione di muco, macchie bianche sulle unghie, ipersensibilità al freddo, irritabilità, deviazione della colonna vertebrale, esaurimenti nervosi.

ALIMENTI ACIDIFICANTI

Visceri, salumi, carni, pesce, uova, formaggio, burro, grasso animale, margarine e oli vegetali idrogenati, aceto di vino, farine di cereali raffinati, riso brillato, caffè, tè, cacao e cioccolato, pasticceria, marmellate (specie se con zucchero raffinato), alimenti conservati, specie se con additivi.

ALIMENTI NEUTRI O QUASI

Oli vergini, miele, frutti oleosi (mandorle, noci, nocciole, pinoli…), legumi (che possono diventare acidificanti se accostati alle proteine animali).

ALCALINIZZANTI

Latte (bevuto da solo e fuori pasto), tuorlo d’uovo, verdure, frutta secca (uvetta, banane, fichi…), frutti maturi e non trattati, purché non vengano ingeriti a fine pasto, cereali integrali.

Concludendo diciamo che non è necessario abolire i cibi acidificanti, ma è fondamentale equilibrarne il consumo con i cibi alcalinizzanti dando a questi ultimi una certa prevalenza nella dieta.

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